
Mahmud ci accompagna alla biglietteria, dobbiamo comprare i biglietti del treno.
Come al solito gli diciamo che non e' il caso che si disturbi, che possiamo fare da soli e come al solito Mahmud ridacchia e in uzbeko o in russo pensa "see...da soli, poveri pirla".
Entriamo nella biglietteria, un cubo bluastro lucidissimo dove all'ingresso ci sono gli immancabili gendarmi che immancabilmente ci ignorano. C'e' un unico sportello aperto e facciamo una microcoda, davanti a noi c'e' una tizia accompagnata da una tizia piu' giovane molto bionda e molto gnocca che quando sente parlare italiano stira l'orecchio tentando di percepire parole chiave come "totocutugno" o "pizzamandolino". Le si da' soddisfazione solo nominando "Roma".
Dopo un tempo interminabile e' il nostro turno e Mahmud ci informa che la bigliettara, come previsto, non parla una parola che non sia uzbeko-russo, che accetta solo contanti e che vuole vedere i nostri passaporti rigorosamente con la registrazione dell'albergo.
Scatta la potenza linguistica perche' la registrazione non l'abbiamo e il nostro Virgilio uzbeko le spiega il perche' non l'abbiamo e che sganci lo stesso i biglietti senza rompere. Funziona.
Con i biglietti in mano, Mahmud si toglie un peso che si vede che aveva fin dall'inizio della coda, ci dice:
"Sono molto preoccupato per voi"
"In che senso scusa?!" chiedo perplesso.
"Sono preoccupato per la vostra salute?"
"P...prego?!"
"Tashkent e' una cosa, ma fuori tashkent...le condizioni igieniche...insomma...dovete stare attenti...e poi non parlate la lingua..."
"Dai, no problems"
"No, no, problems, problems, anche il fatto che non volete che domani vi accompagni in stazione...insomma non e' saggio"
"Mahmud, e' saggissimo invece. Domani si parte alle 7.00 e tu ti devi alzare all'alba solo per farci da balia. Veramente, ce la caveremo"
Scuote la testa il nostro vate e mormora qualcosa che sembra una citazione dal "sottomarino rosa", tipo "non ce la faranno mai".